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Paragrafo 6 . L'URSS e l'Europa orientale da Kruscev a Breznev.

     
Nel 1964, in seguito al permanere di una grave situazione economica  e
per  l'ostilit verso i suoi progetti di svecchiamento degli  apparati
di  partito,  Kruscev  venne  costretto a dimettersi.  Si  torn  alla
direzione collegiale, ma ben presto la figura dominante divent Leonid
Il'ic  Breznev, segretario generale del partito, che rest al  potere
sino  alla  sua  morte  (1982).  Rappresentante  delle  tendenze   pi
conservatrici, Breznev interruppe il processo di liberalizzazione;  la
repressione  del  dissenso  riprese vigore  e  colp  soprattutto  gli
intellettuali: Aleksandr Isaevic Solzenicyn, autore del racconto Una
giornata  di Ivan Denisovic (1962), che per la prima volta denunciava
gli orrori dei lager staliniani, e di Arcipelago Gulag, che affrontava
in  modo  pi  ampio e sistematico lo stesso argomento, venne  espulso
dall'Unione Sovietica; il fisico Andrej Dmitrevic Sacharov, promotore
di  un  comitato  per  i  diritti civili e critico  verso  l'invasione
dell'Afghanistan, venne inviato al confino.
     In  campo economico, l'ammodernamento degli impianti e l'adozione
di  misure  per favorire l'aumento della produttivit, come  la  lotta
all'assenteismo   e   la   corresponsione  di  salari   differenziati,
sembrarono avviare una fase di crescita, che ebbe per breve durata.
     In  politica estera, il potenziamento degli arsenali  militari  e
della  presenza  sovietica nel mondo fu accompagnato dalle  iniziative
per  la  normalizzazione delle relazioni con  gli  Stati  Uniti  (vedi
paragrafo   1),   mentre  i  rapporti  con  la  Cina  si   inasprirono
ulteriormente.
     Nei   confronti   degli   stati  satelliti   Breznev   tenne   un
atteggiamento  pi  rigido, non esitando a ricorrere  alla  forza  per
impedire  tentativi di liberalizzazione. Solamente  il  leader  rumeno
Nicolae  Ceausescu, senza operare alcuna rilevante  modifica  interna,
riusc  a  guadagnare  una certa autonomia da Mosca  nelle  scelte  di
politica economica ed estera.
     Diversa  fu  invece  la  sorte  della  Cecoslovacchia,  dove  nel
gennaio   del  1968  la  segreteria  del  partito  era  stata  assunta
dall'innovatore Aleksandr Dubcek, subentrato allo staliniano  Antonin
Novotny.  Il  nuovo segretario avvi un programma di democratizzazione
del  sistema  economico,  politico e  culturale,  la  cui  attuazione,
sostenuta   da   un   entusiasmo  generale,   venne   progressivamente
accelerata.  Ebbe  cos  origine la cosiddetta "primavera  di  Praga",
ossia il tentativo di far nascere un "socialismo dal volto umano", che
ebbe per breve durata, perch Mosca, dopo aver inutilmente tentato di
convincere   i   dirigenti  cechi  a  desistere,  decise  l'intervento
militare:  la  notte tra il 20 e il 21 agosto del 1968  circa  650.000
soldati  del Patto di Varsavia invasero la Cecoslovacchia per  imporre
il  ritorno all'ordine comunista. Dopo alcuni mesi di incertezza,  nel
corso dei quali la popolazione cecoslovacca reag all'occupazione  con
un'efficace   resistenza  passiva,  l'Unione  Sovietica   riport   la
situazione sotto il suo controllo: Dubcek fu costretto a dimettersi e
venne  sostituito  con  Gustav  Husk, che  dopo  l'invasione  si  era
dissociato  dal  nuovo corso. Inizi quindi la "normalizzazione",  che
costrinse   all'esilio  o  all'emarginazione  i   protagonisti   della
"primavera di Praga".
     
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     L'intervento   di   Mosca  in  Cecoslovacchia  rappresentava   la
concreta  applicazione della cosiddetta "dottrina di  Breznev",  detta
anche della "sovranit limitata", che prevedeva il diritto dell'Unione
Sovietica di interferire negli affari interni di un paese satellite in
cui   il   regime  comunista  fosse  in  pericolo.  Meno  brutale   fu
l'intervento sovietico in Polonia, dove il dissenso nei confronti  del
regime   comunista,  alimentato  dal  peggioramento  delle  condizioni
economiche,  era  esploso nel dicembre 1970 in  una  sommossa  operaia
nelle citt di Danzica e Stettino: Wladislaw Gomulka fu sostituito con
Edward Gierek, che avvi alcune riforme economico-sociali.
